Figlio di papà: a buon diritto si proclama così, con realistico doppio senso, Christian De Sica, figlio del premio Oscar, il più grande regista del neorealismo, oltre che protagonista e realizzatore di tante commedie all’italiana, nella sua deliziosa autobiografia, appena pubblicata da Mondadori (18 €).
L’incontro con Verdone, suo futuro cognato, sui banchi del collegio Nazareno, agevolato dalle traduzioni delle versioni di greco trafugate da Christian, Vittorio De Sica con l’Aurelia grigia e l’autista vestito da autista (”la macchina a Roma, allora, se la potevano permettere solo Valdoni, Carnelutti, Gronchi, alcuni aristocratici e cardinali”), la formazione straordinaria grazie alle amicizie del regista di “Ladri di biciclette” e di “Miracolo a Milano” con Zavattini, Flaviano, Talarico, Ercole Patti, De Feo e Maccari, gli inizi della carriera con il varietà, da spiantato, causa i superdebiti lasciatigli dal padre divorato dalla passione per il gioco, il primo amore, Isabella Rossellini, il legame definitivo con Silvia Verdone, la svolta professionale con il successo di “Sapore di mare”, le decine e decine di cinepanettoni milionari con Boldi, fino al recente divorzio professionale, il travolgente tour autobiografico con “Parlami di me”…
Conosco Christian, è uno dei più completi professionisti dello spettacolo che abbiamo, avrebbe meritato molto di più in tv, è di una simpatia e di un’ antiretorica che impressionano. E’ uno dei pochi “non provinciali” del nostro showbusiness.
“Ero fiero di mio padre. Un padre intelligente, famoso, di successo, bello, amato. Ho dieci anni, quella volta che papà mi ha portato a Studio Uno…Lo guardavo sognando come uno spettatore, come una moglie può guardare il marito che trionfa. Come un figlio. Il suo”.
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